Nicola Ratti Prontuario per giovani foglie
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Artist: Nicola Ratti
Title: Prontuario per giovani foglie
Catalog: MPL004
Released: april 2006
Format: CD
Tracks: 11
Running time: 40'11"
Distributed: Wide Records

Tracklist
1: Via delle palme
2: Riva
3: Nuev
4: Il profumo del vetro
5: Il silenzio di Annibale
6: Insetti
7: Ponte
8: Passeig De Gracia
10: More

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Nicola Ratti

Prontuario per giovani foglie

Reviews

Blow Up
Daniela Cascella
Di Nicola Ratti conoscevo il 10" One Day With My Fishing Umbrella risalente a poco più di un anno fa, un disco giocato attorno a lievi chiaroscuri chitarristici e a canzoni costruite con frammenti di frasi e impressionismi sonori, il tutto avvolto in un'aura di composto distacco e accompagnato da un artwork da cui trapelava attenzione al dettaglio. Nicola Ratti ritorna oggi con un cd che in parte ripropone brani di quel 10", ai quali si aggiungono ulteriori tracce in cui il suono e la presenza vocale sembrano assottigliarsi sempre di più fino a polverizzarsi. Qui il sottrarre non appare come mancanza ma come operazione che dà spazio a un carico di risonanze, suggestioni lontane e ricordi: l'intero disco crea una sorta di schermo opalescente su cui si rifrangono suoni di lontano. E pur trattandosi di un album di canzoni, sketch chitarristici sottolineati di tanto in tanto da inserti di field recordings, il consiglio è quello di prestare attenzione alla complessità del suono, di spostare l'attenzione dal particolare all'insieme di paesaggi a metà tra l'interiore e l'onirico che qui trovano respiro. Sono variazioni sul bianco, pause, momenti di indugio e di aerea sospensione; scenari disegnati da lievi arpeggi e da una voce filiforme al limite tra linguaggio articolato e puro suono, superfici di pulviscoli musicali su cui è difficile lasciare un'impronta - eppure queste miniature sonore qui sembrano farcela, impreziosite dagli interventi illustri di Giuseppe Ielasi e Jacopo Andreini in tre brani. Poi ancora schiocchi in mite crescendo, ripiegamenti intimisti tutti da elaborare, tanto ancora da dire e affinare. Il resto sono tante piccole cose che succedono in un istante. Aspettatevi molto in futuro e intanto assaporate questo pormettente inizio. (7/8)

Rumore
Vittore Baroni
Anticipato un annetto fa da un EP in formato 10" (One Day with My Fishing Umbrella, da cui vengono qui recuperate varie tracce), il primo album di canzoni del chitarrista Nicola Ratti rifugge ogni rimando alla tradizione del "fossile" cantautorato nostrano. I radi testi in italiano vengono sparsi come linee e macchioline di colore in ampie campiture bianche, o mixati sullo sfondo di ovattati paesaggi mentali in punta d'acustica, con solo qualche inserto di field recordings più spiccioli di elettronica dell'ospite Giuseppe Ielasi e cameo al sax di Jacopo Andreini. Già nel trio math-core Pin Pin Sugar e collaboratore di progetti come la "big band" Ronin, l'autore viaggia nei suoi arrangiamenti rarefatti ed emotivi molto al di sopra dei diafani intimismi nu-folk ormai di maniera. Certi arpeggi delicatamente irsuti richiamano alla mente il miglior Fahey, più ancora che contemporanei come David Grubbs o Vincent Gallo.

D - Repubblica
Giacomo Spazio Mojetta
Emozionale. Non esiste altro termine per descrivere la musica di questo giovane cantautore, la cui principale arma è la chitarra, sia acustica che elettrica. Scordatevi però qualsiasi riferimento al cantautorato italiano. Qui non esiste né Battisti né De André, ma piccole tracce sonore sulle quali Nicola Ratti incastra ogni tanto parole: che, a seconda della quantità, sembrano fornire al singolo brano una struttura simile alla forma canzone. E non vi stupite se poi, come me, vi ritroverete a cantare "sono mille granelli di sabbia che ogni volta mi riportano a casa".

Radio Deejay Blog
Andrea Prevignano
Nicola Ratti ha 28 anni, è nato a Milano e ha militato in una delle tante seminali formazioni post-core italiane, i Pin Pin Sugar, che nonostante la bravura e la caparbietà non ha avuto molta risonanza, e che l'anno scorso hanno interrotto la loro corsa. Ratti, che già dal 2002 pubblica in tiratura limitata i suoi prelibati bozzetti chitarristici, è padrone di una delicata tecnica di arpeggio che ricorda David Grubbs: dosaggio degli armonici e sustain. E un folk spettrale che sarebbe piaciuto al John Fahey più sperimentale, interpuntato da microsuoni elettronici, piccolissime percussioni e versi sporadici e inafferrabili che disegnano un'aura sospesa, quasi bergmaniana. Chi è affezionato ai Gastr del Sol e alla Chicago dei salotti musicali della prima metà dei Novanta, troverà nel "Prontuario per giovani foglie" melodie leggere, evanescenti e lunari per sopravvivere all'autunno e all'imminente inverno. Per fan di: Gastr del Sol, Jim O'Rourke, Directions.

Il Mucchio Selvaggio
Fabio Massimo Arati
L'universo artistico di Nicola Ratti è fatto di cose semplici ma genuine. Come la bustina in carta bianca con cui è confezionato il suo primo cd da solista: la stessa che danno i pasticceri quando devi portar via i cornetti alla crema; come le chitarre malinconiche che fanno da filo conduttore alle sue undici nuove composizioni. Poche note ad accompagnare una voce dimessa che recita testi in italiano; qualche base elettronica: registrazioni ambientali mandate in sequenza. Più spartano di Fabio Viscogliosi, l'ex chitarrista dei Pin Pin Sugar intraprende una minimale ricerca sonora, scovando risvolti espressivi sovente trascurati dal cantautorato tradizionale. Eppure l'attitudine e la forza emotiva – così ricca di sentimenti e di un intimismo in chiaroscuro – sono proprio quelle di un autore di canzoni; ma anziché banalizzare la melodia, Nicola segue i percorsi più insoliti della speculazione elettroacustica, soffocando qualsiasi slancio corale a favore di uno scarno individualismo.
Nell’economia dell’album assumono poi un valore considerevole anche i suoni e i rumori di contorno, quegli armonici su cui – in contesti più accademici – Charlemagne Palestine ha costruito la propria notorietà. Tuttavia questo “Prontuario per piccole foglie” non ha le ambizioni di un disco di avanguardia. Anzi, manifesta un’indole sostanzialmente artigianale, che definiremmo “lo-fi” – all’americana – se non fosse così radicata negli umori nebbiosi della pianura lombarda.

Rockerilla
Enrico Ramunni
Ha compiuto un lungo percorso la poetica di Nicola Ratti, dal frenetico post-jazz dei Pin Pin Sugar alla fragilità elettroacustica di questo emozionante prontuario: lo ritroviamo come cantautore un po' schivo, ma anche come chitarrista attento ai timbri ed agli effetti, pur nella semplicità scheletrica di certe soluzioni armoniche: sentirlo evocare "Il Profumo del Vetro" con le corde del suo strumento dà i brividi, così come l'abbandono alla malinconia di "Poplo" scuote la coscienza. Ancora più significativo l'incrocio con il sax spiritato di Andreini su "Nuev" e quello con l'altra chitarra di Giuseppe Ielasi per "Il Silenzio di Annibale", magnifici esempi di un linguaggio scarno e riflessivo sulle orme di Will Oldham e Codeine.

Sands-zine
Alberto Carozzi
Top One! Messa da parte l’esperienza con i PinPinSugar, Nicola Ratti, che del combo math-rock era il chitarrista, prova a far tutto da sé, svuotando la stanza, spegnendo l’amplificatore, sdraiandosi fra le nuvole, con respiri profondi, il timore di disturbare e una voglia di quiete.
Il disco racchiude un lavoro ragionato a lungo, più di un anno di stagionatura, e va ad integrare il 10” "One Day With My Fishing Umbrella" licenziato nel 2004. Divagazioni leggere, melodie prive di accenti ed una metrica che fa ricorso diffusamente a punteggiature deboli, che finiscono per dissolvere i confini tra un brano e l’altro per diluirli in un’unica digressione acustica, pigra e leziosa nelle modulazioni vocali, con una velata ombra di sofferenza che si stende sulle presenze (e le assenze) sonore.
Oltre all’amata chitarra, trattata con riverberi che ne esaltano le risonanze armoniche e sporadici rimescolamenti che mirano a generare vacuità, possiamo scorgere uno sfondo fatto di voci fuoricampo, disturbi sotterranei, e suoni impalpabili. Il corredo sonoro è la grande ricchezza di questo disco, ne dà la profondità, e da lì emerge un eccellente gusto nel calibrare interventi e soluzioni stilistiche. Nella splendida Nuev (già presente nel precedente "One Day..") il sax di Jacopo Andreini riempie lo spazio di spontanea emotività, così come in Il profumo del Vetro e More è facile lasciarsi prendere dalla forte presenza della chitarra acustica. Ma mi piaceva soffermarmi sulla coda di Ponte, o sulle a dir poco minimali basi percussive che stanno sullo sfondo di Ricevi centuplicato quello che mi fai e la già citata Nuev per esprimere il valore ed il peso specifico che può avere una parvenza d’immobilismo, e di quanto riesca invece a scavare, penetrare, espandersi.
L’intimismo lo porta in alcuni momenti a sfiorare vaghi accenni cantautorali (Il silenzio di Annibale, Insetti, Passeig de Gracia), troppo tenui per confermarsi, ma nemmeno preoccupati di smentirsi. È il costante dondolarsi che lo tiene lontano da ogni tentativo di afferrarne un’attitudine definita, mente e corpo dissociati, l’uno perso alla deriva, l’altra abbandonata ad un sonno imperturbabile. Essenziale dalla confezione all’ultimo sospiro, questo “Prontuario per giovani foglie” ci consegna una personalità coraggiosa ed ispirata, pronta per affrontare in solitudine un percorso proibitivo, un terreno fragile, una linea tutta da tracciare, che s’illumina di delicatezza e ci sorprende con fresche emozioni.

Kronic
Tommaso Ottaviani
Scrivere di musica non dovrebbe essere scisso dallo scrivere delle persone, o almeno è quello che ho sempre pensato. L’arte lesionista di ricevere un promozionale (o, come in questo caso, comprare un disco perché sai che troverai quello che cerchi), infilarsi su Google, trovare notizie, pensare a 1600 caratteri e provare a “esprimere” quello che circonda l’ascolto è una (tetra) routine che può andare bene per un certo tipo di elettronica, o anche per un certo tipo di rock; per manifestazioni come quella di Nicola Ratti bisognerebbe conoscere la persona, l’idea, il percorso umano che ha portato a Prontuario per Giovani Foglie. Tutto quello che si può presagire è assolutamente contingente.
La greve sensibilità di Il Profumo del Vetro, il tocco lieve su Via delle Palme, le piccole scosse di Riva, gli assalti al cuore del Silenzio di Annibale, complice la mano sempre più fondamentale di Giuseppe Ielasi, i tanti piccoli movimenti sotterranei che accompagnano la chitarra (Ricevi Centuplicato Quello Che Mi Fai e Poplo), poi il capolavoro di Nuev, qualcosa di troppo bello per essere descritto a parole. Ancora, la presenza preziosa di Jacopo Andreini al sax, e le espressioni colte (o sedicenti tali) che si accavallano in testa. Uno dovrebbe allora scomodare paroloni seriosi come elettroacustica, field recordings, quando bastano idee molto più semplici (cantautorato è così fuori moda?), anche perché quando canta Nicola dà il meglio di sé.
E allora rimangono solo le “tante piccole cose che succedono in un istante”, quei momenti di intima sensibilità di cui godere, evitando di (stra?)parlare di concettualismi e di impelagarsi in concetti e terminologie altrove aliene. Imponendo una letteratura musicale strettamente elitaria molto spesso si finisce per dare coloriture eccessive e schermature conseguenti a lavori che meritano un pubblico più ampio possibile: Nicola Ratti mi perdonerà, ma conoscerlo sarebbe l’unico modo per approfondire la già straordinaria portata (chissà se volutamente) pop del suo esordio. Un disco prezioso. Estremamente prezioso.

Nova Muzique
Iris
L’autunno è arrivato puntuale. Il cielo è grigio; piove. Niente telefonate, nessuno in giro: niente da fare domenica sera. Ti stendi e guardi il tetto bianco accorgendoti che è lo stesso di sempre, ma questa volta neanche hai voglia di arrabbiarti. Tieni gli occhi aperti per non negare l’evidenza del tempo che scorre. Quindi ti lasci portare, ti immergi nel vuoto, ti ricrei in una amara malinconia. In tutta la scena suona sullo sfondo (play it loud, please) il Prontuario per giovani foglie di Nicola Ratti. Una chitarra punteggiata che prescinde dagli accordi ti spinge verso un viaggio tranquillo negli angoli del perfetto isolamento. Ogni tanto, la voce di Ratti bisbiglia “piccole cose” per ricordarti che non sei da sola nella... solitudine. Forse la collaborazione di Giuseppe Ielasi contribuisce a questa impressione di abbandono. Lo spleen a un certo punto pare bello. Anzi, bellissimo: hai sempre considerato che immergerti nelle tue miserie è un atto nobile. Allora pensi che Ratti aveva già pubblicato con Megaplomb l’ep One Day With My Fishing Umbrella (2004) e il disco ti aveva causato una sensazione simile.
Gli effetti acustici vanno avanti, troppo avanti. Ancora con gli occhi aperti trai queste conclusioni: a) ci sono musicisti bravi nel tradurre in suoni la tristezza; b) due note messe dove fa male possono causare più dolore di mille accordi collegati; c) la musica è, anzitutto, un'esperienza viscerale e angosciosa. E poi, quando finisce il disco, chiudi gli occhi e ti addormenti, piuttosto nostalgica, lasciando il passo a una notte di sogni irrequieti.

Mescalina
Alfonso Fanizza
Bastano le note introduttive di "Via delle palme", brano apri-pista dell'album "Prontuario per giovani foglie", per accorgersi che nel caso di Nicola Ratti ci troviamo di fronte ad un musicista che sarebbe mero ed obsoleto apostrofare come cantautore, date le sue inconsuete doti compositive ed espressive.
Forgiatosi musicalmente come chitarrista dei Pin Pin Sugar, trio math-jazz-core lombardo, Nicola Ratti intraprende una carriera da solista proprio con "Prontuario per giovani foglie", che segna il suo esordio nella società underground, e che fa da eco a "One day with my fishing umbrella" Ep (in formato vinile 10", ndr) pubblicato due anni fa. Attraverso un alternarsi di suggestivi accenni elettroacustici e sensibili ritagli di chitarra acustica, Ratti materializza dal nulla ballate semplici e dal gusto tendenzialmente post-folk. Gli undici brani che si susseguono mostrano all'ascolto un album minimalista per antonomasia, dove il nostro con il minimo sforzo, solo con l'ausilio di una chitarra, riesce ad estrapolare dal suo cilindro momenti d'esuberante intensità.
Ratti mette in risalto un accurato lavoro musicale che si stempera nei brani, particolarmente in quelli di stampo strumentale come "Via delle palme", "Nuev", "Il profumo del vetro", "Ponte", "Ricevi centuplicato quello che mi fai" e "More". In altre occasioni sfodera l'inusuale taglio di una voce che sembra stentare a venir fuori e che mostra attitudini lo-fi in "Riva", "Il silenzio di Annibale", "Passeig de gracia" e "Poplo". Bisogna aspettare un brano come "Insetti" per veder materializzarsi una qualche forma di cantautorato, così come generalmente lo s'intende.
Interamente scritto e suonato dallo stesso Ratti, il disco solo in alcuni frangenti vede la presenza del sax quasi impercettibile di Jacopo Andreini (nel brano "Nuev") e della figura di Giuseppe Ielasi, che oltre a comparire come musicista in brani come "Riva" (alla chitarra) e "Il silenzio di Annibale" (all'elettronica), è impegnato al mixaggio e alla registrazione dell'album.
"Prontuario per giovani foglie" potrebbe deludere gli aficionados del cantautorato tipico all'italiana per le sonorità stilizzate che fanno del suo autore un portavoce di un modo diverso d'intendere la canzone d'autore. In ogni modo è un album che mostra le qualità innate di un giovane tutto da scoprire.
È un disco in fin dei conti singolare, così come lo sono il titolo e la foto di copertina, scattata dallo stesso Ratti in omaggio all'artista Stuart Gore.

Il Tirreno
Guido Siliotto
Nicola Ratti, già chitarrista della band jazz-core Pin Pin Sugar e coinvolto nel progetto Ronin, torna con un nuovo capitolo della sua vicenda artistica dopo l’ep “One Day With My Fishing Umbrella”, uscito un paio d’anni fa. Ora, con “Prontuario per giovani foglie”, Nicola si propone sulla lunga distanza con un cd che contiene 11 tracce per circa 40 minuti di musica. In copertina, un tuffatore solitario: immagine di particolare forza evocativa e che ben si addice al contenuto dell’album, dominato dal semplice suono di una chitarra cui, oltre la voce, si sovrappongono qua e là suggestivi field-recordings, ma anche un sax (suonato dall’ospite Jacopo Andreini, che compare nella magnifica “Nuev”). Atmosfere per lo più rarefatte, brani spesso molto brevi, idee talvolta appena abbozzate e spunti apparentemente irrisolti. Sensibilità e introversione sembrano i due aggettivi che meglio si addicono alla personalità artistica del nostro, come pure emerge dai testi in italiano, intimisti e perciò quasi sussurrati. Sinceramente impegnato a creare atmosfere semplici pur nella loro complessità espositiva, Nicola ha realizzato un piccolo gioiello cui prestare un attento ascolto. Un altro bel centro per l’ottima Megaplomb.

Radio Sherwood
Francesca Ognibene
Un disco in dissolvenza l’esordio ufficiale (dopo un primo ep) di Nicola Ratti, già nei Pin Pin Sugar e nei Ronin. Qualcuno dice che certi dischi hanno la stagione adatta per essere ascoltati. Prontuario per giovani foglie può essere che necessiti della stagione calda sia per le parole spesso ad essa riferite sia per il suono pigro e dinoccolato di queste note tutte. Sarebbe perfetto da ascoltare mentre ci si asciuga il sudore sulla pelle della fronte alla fine di una giornata al mare o quando si assapora l’ultima brezza serale prima di andare a dormire, o intanto che persi nei propri pensieri si osserva l’ultimo falò della spiaggia spegnersi. Lei che se ne va via per sempre. “Ora ho le braccia libere di non volare…” canta Nicola quelle poche volte che usa la sua voce meravigliosamente insicura in Passeig De Gracia. Quando intona invece Insetti troviamo la versione felice di tutto l’album perché prima o poi un sorriso arriva nella vita di tutti. La sua chitarra comunque per buona parte dell’album si stiracchia stanca, strisciante, struggente e solo nell’ultima parte di Poplo, la canzone che chiude il disco, alza i suoi toni dimessi. Giuseppe Ielasi ha registrato il disco assieme a Nicola e partecipato con la sua chitarra a Riva e con l’elettronica a Il Silenzio di Annibile. Altro ospite Jacopo Andreini che presta il suo sax in Neuv. Alla resa dei conti, vi occorrerà tendere un po’ di più le orecchie per apprezzare davvero questo lavoro ma andando avanti con l’ascolto vi ritroverete sorprendentemente coinvolti in queste corde che vi sapranno parlare.

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